Da “Il Corriere delle Alpi”: «Il nostro pregio? Schierare i non giocatori»

I veterani come Marchesin (o Piolo) spiegano il successo della manifestazione

FELTRE. In dodici anni di Torneo dei Bar è l’unico sempre presente, assieme al feltrino Piermario Piolo, ed all’attivo conta anche tre successi su quattro finali giocate - peraltro, le prime quattro della manifestazione. A ben vedere Dario Marchesin è uno degli emblemi del Torneo rugbystico feltrino ed anche quest’anno ha calcato i campi - impegnandosi alla bisogna anche come arbitro.

 

«In questi anni il torneo è cresciuto tantissimo}, spiega {All’inizio eravamo sei squadre, adesso siamo 16. C’è stata un’evoluzione costante, anche a livello tecnico. Perché se è vero che all’inizio c’era un rugby più serio, da quando è stato aumentato il numero dei non giocatori da schierare in campo questi sono stati stimolati ad imparare il nostro gioco, che è il più completo. Ed alla fine credo che questo sia il merito maggiore di questa manifestazione: aver avvicinato tantissime persone alla palla ovale. E bisogna ricordare che questo torneo è unico al mondo proprio perché consente ai non giocatori di scendere in campo. D’altro canto, questo è anche un limite all’essere riconosciuti dalla Federazione, che riconosce solo tornei con tesserati».
Tre successi lontani nel tempo, con l’unico rammarico di non aver potuto alzare il trofeo che spetta a chi vince tre edizioni del torneo. «Le prime due vittorie, nella prima e nella terza edizione, sono arrivate come Osteria Mezzaterra, così come la finale persa contro la Locanda. Il terzo successo, al quarto anno, è arrivato invece come Bar Buca, e così in pratica abbiamo perso da soli questa possibilità». Una possibilità che non è tornata nel corso degli anni marchiati bar La Buca e che è mancata anche in queste due ultime edizioni, sotto l’insegna del Bar Impero e sempre sotto la conduzione tecnica di Stefano Giop.
Dodici anni al Torneo dei Bar e 24 nel mondo del rugby professionistico, la metà con i Ruggers Tarvisium. «Ho giocato in A e A1. Assieme a Ivan Francescato, nelle giovanili avevamo lo stesso ruolo, a Luca e Manuel Francescato, a mio fratello Pierantonio Marchesin, a Simon Mannix, a Philo Tiatia. Assieme all’unica generazione italiana, classe ‘65, in grado di vincere il Fira, l’Europeo Under 19, nel 1984, lo stesso dello scudetto Tarvisium». (ip)

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